A WELCOMING PLACE project
“LA RICERCA DI UNA CONDIZIONE IDEALE  |  THE IDEAL CONDITION’S RESEARCH – camminata con dislivello  |  a walk with difference in height – various places, since 2010
Non sono luoghi da raggiungere per conquistare e nemmeno dove fuggire. Qui il viaggiare è ricerca, rinnovamento, resistere anche, perché il posto accogliente non è per forza esterno, ma è in noi. Servono altalenanti percorsi di salita e discesa, di allontanamento e ritorno. Non è un’azione priva di fatica lo spogliarsi del superfluo  |  They aren’t places to reach to conquer and even where to escape. Here the travel is research, renewal, resistance also, because a welcoming place isn’t only outdoor, but it’s into ourself. You need seesawing paths of climb and fall, of leaving and comeback. To deprive yourself of unnecessary things it’s not an action without effort

AWP head synt II

 

A WELCOMING PLACE project
Mantengo uno zaino con lo stretto necessario, oggetti che per me determinano la condizione di autosufficienza in un luogo: attrezzi per coltivare la terra (mantenimento di sé), corda per lasciare i propri indumenti (rinnovamento di sé), ombrello (protezione dalle facili illusioni), cassetta postale (collegamento con le persone, ma non troppo immediato)  |  I keep a backpack with the bare necessities, objects that for me determine the condition of self-sufficiency in a place: tools to cultivate the land (self-preservation), rope to leave your clothes (self-renewal), umbrella (protection from easy illusions), mailbox (connection with people, but not too immediate)
Cerco il sentiero, salgo. Raggiunta la radura, con permesso, inizio la coltivazione e predispongo al soggiorno. Affondo i piedi e le mani nella terra, incamero aria e silenzio, raccolgo energia. Scendo. Ho registrato con il GPS le coordinate del luogo, una verosimile mappa a disposizione di possibili ospiti. E’ pur vero che alcune volte non ho trovato il passaggio verso questi luoghi, chissà quale prospettiva (ottica e di vita) avrei assaporato | I look for the path, I go up. Having reached the clearing, with permission, I begin cultivation and prepare for the living room. I sink my feet and hands into the earth, I capture air and silence, I gather energy. I get off. I recorded with GPS the coordinates of the place, a likely map available to possible guests. It ‘s true that sometimes I did not find the path to these places, who knows what perspective (optics and life) I would have savored
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 [the origin]
Caro Vincent,
intorno ai 15 anni, è naturale porsi delle domande più “adulte”, nate da una normale insofferenza verso gli obblighi che si avvicinano e i giochi che si allontanano. Io, ad esempio, pensavo che ascoltare a fondo il proprio istinto fosse la cosa più giusta da fare. Così a volte mi avviavo verso il silenzio della montagna, per cercare me stesso, ma in fondo il conforto lo trovavo poi nelle parole di persone amiche. Tuttavia l’aria, lo spazio e la solitudine che trovavo in tante incursioni ambientali nutrivano il mio pensiero, come una reazione spontanea. Inoltre la ricerca di uno spazio ospitale generava in me un’energia nuova al momento del rientro alla mia realtà. Sono state semplici camminate in solitaria, niente di mirabile in confronto a chi pratica l’escursione come attività sportiva. Avevo a portata “di piede” parecchie vallate dove l’occhio riusciva ancora a percepire radure da raggiungere, laddove la protezione della montagna ricoperta di alberi e la distesa di verde sotto di me non mi facevano sentire solo; arrivavo perfino ad immaginare di poter coltivare. Oggi, per il tuo compleanno, voglio lasciarti una traccia utile a riscoprire (se ne sentissi la necessità) quei luoghi, per  esprimere come si possa intraprendere un cammino “convinto”, quando desideriamo migliorare noi stessi.
 13 / 07 / 2010